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Conferenza straordinaria di Shirin Ebadi

Conferenza straordinaria di Shirin Ebadi

L’11 aprile 2019 l’Ordine di Parigi ha avuto l’onore di ospitare Shirin Ebadi, avvocato e giudice iraniano, premio Nobel per la pace nel 2003, che ha dovuto lasciare il suo paese in ragione delle pressioni subite per l’impegno per la difesa dei diritti umani ed in particolare per la difesa dei diritti delle donne e dei minori. Davanti ad una sala gremita l’avv. Shirin Ebadi ha illustrato un quadro allarmante della situazione degli avvocati in un paese dove l’indipendenza della giustizia è ampiamente compromessa e dove numerosi avvocati sono detenuti per aver legittimamente esercitato la propria professione.

Nel discorso introduttivo, Marie-Aiméé Peyron, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Parigi, ha ricordato le diverse tappe del percorso di Shirin Ebadi e descritto le recenti azioni delle donne iraniane che chiedono maggiore libertà, in particolare per l’abolizione dell’obbligo di indossare il velo. Il Presidente ha inoltre denunciato i limiti di difesa imposti da parte delle autorità iraniane alle persone accusate di reati contro la sicurezza nazionale. L’avv. Peyron ha ricordato il caso di Nasrin Sotoudeh, seguace di Shirin Ebadi e ha rammentato che numerosi avvocati sono attualmente detenuti in Iran solo per aver esercitato la professione.

Marie-Aimée Peyron ha inoltre ricordato che sulla base dei Principi fondamentali sul ruolo degli Ordini degli Avvocati delle Nazioni Unite (1990), i poteri pubblici assicurano che “gli avvocati (a) siano in grado di svolgere tutti i loro doveri professionali senza ostacolo, intimidazione, molestia o indebita interferenza; (b) possano viaggiare e consultare liberamente i propri clienti, sia in patria che all’estero; e (c) non siano fatti oggetto, ne siano minacciati, di essere sottoposti  a procedimento oppure  a sanzioni economiche o altro per qualsiasi azione intrapresa in conformità con i loro obblighi e principi professionali riconosciuti e con la loro  deontologia “ (Principio no. 16).

Marie-Aimée Peyron ha quindi lasciato la parola a Basile Ader, Vice-Presidente dell’Ordine di Parigi, che ha letto una lettera di Nasrin Sotoudeh, scritta dalla prigione e trasmessa da suo marito Reza Khandan:

Vi invio i più calorosi saluti dalla prigione di Evin. La notizia del vostro impegno pieno di amore e gentilezza mi riempiono di gioia e di sorpresa. La sorpresa viene dal fatto che non ho fatto altro che il mio dovere e la gioia dal fatto di essere sostenuta da colleghi cosi cari nell’ambito dell’esercizio delle mie funzioni, come siete voi, tanto più che la Presidenza del Consiglio degli avvocati di Parigi è tenuta da un’amica e sorella della grande società degli avvocati.

Probabilmente siete già al corrente di tutte le pressioni e sanzioni che hanno coinvolto la società degli avvocati in Iran durante l’ultimo anno. Un certo numero di avvocati e colleghi in Iran, accettando i pericoli derivanti dall’esercizio dei loro doveri, sono stati arrestati e condannati a delle pene da scontare quasi per intero. Si tratta di condanne ingiuste.

Tutte queste condanne sono esclusivamente la conseguenza dell’ impegno degli avvocati         per proteggere la professione, il diritto alla difesa e la lotta contro l’arbitrarietà e i procedimenti ingiusti.

Gli avvocati, insieme ai loro clienti, sono vittime di procedimenti ingiusti e ciò dimostra fino a che punto può arrivare il sistema legale iraniano ed in particolare il tribunale rivoluzionario.

Ma oggi voglio raccontarvi un’altra storia:

La storia riguarda il controllo diretto del potere giudiziario sulle donne di questo paese. Conoscete il motivo della mia condanna, si tratta della difesa dei diritti delle giovani donne della strada Enghelab che contestano l’obbligo di portare il velo e che hanno manifestato il loro dissenso attraverso mezzi pacifici ed aperti.

Dopo il mio arresto, mio marito ed un amico sono stati arrestati per aver distribuito dei volantini su cui era scritto “mi oppongo al velo obbligatorio” e sono stati entrambi condannati a 6 anni di reclusione.  Io sono stata condannata a 148 frustate e a 38 anni e mezzo di prigione, di cui 12 per la difesa delle giovani donne di via Enghelab.

Durante lo stesso processo è stato fatto riferimento alla mia presenza a fianco delle famiglie dei prigionieri del movimento del mese di Dey 96 (dicembre 2018) ma non ricordo più a quanti anni sono stata condannata per questo capo d’accusa.

Vorrei approfittare di questa occasione per dire che, certe volte, alcuni dei miei connazionali utilizzano la loro libertà di parola per dire che, nel contesto attuale, la questione della libertà su come vestirsi non è l’argomento più importante da trattare. Tuttavia, nel rispetto delle loro opinioni, dei loro diritti e della loro umanità, desidero rivolgermi a loro per dire che la libertà di scegliere come vestirsi per le donne fa parte delle libertà fondamentali e che lo sviluppo della democrazia nella società è condizionata dallo sviluppo dei diritti delle donne. Finché il diritto di scegliere come vestirsi non verrà assicurato, gli altri diritti non saranno rispettati.

Ancora una volta, vi ringrazio per il sincero e prezioso sostegno che considero come un sostegno al movimento del diritto delle donne in Iran e la storia non dimenticherà mai che le donne iraniane, con tutte le difficoltà che affrontano, sono sostenute da persone sagge, coraggiose e sincere come voi.

Spero dal profondo del mio cuor che in modo pacifico, potremmo mettere fine alla privazione dei diritti delle donne in tutti i paesi dove la metà della popolazione è privata dei diritti umani in nome dell’ideologia, della religione o della morale.

Con i miei saluti più sinceri

Nasrin Sotoudeh – Prigione di Evin – Sezione femminile

10 aprile 2019

 

Intervento di Shirin Ebadi:

Shirin Ebadi ha iniziato il suo discorso ricordando i numerosi avvocati iraniani che si trovano attualmente in prigione tra cui Amir Salar Davoodi e Mohammed Najafi.

Shirin Ebadi ha ringraziato gli organizzatori dell’incontro, lamentando che gli avvocati iraniani non sono sostenuti dai propri Ordini; si è in ogni caso rallegrata perché la solidarietà sta arrivando dai colleghi di altri paesi.

Perché gli avvocati iraniani non sono sostenuti dai propri Ordini? La Storia degli Ordini permette di avere una visione più chiara.

Shirin Ebadi ha spiegato che più di 70 anni fa, gli avvocati esercitavano la professione sotto il controllo del sistema giudiziario; nel 1933 è stata approvata una legge che prevedeva la creazione degli Ordini per dare indipendenza alla professione. l’Ordine degli avvocati rilascia la licenza professionale e controlla il rispetto di doveri propri degli avvocati, attuando eventualmente le procedure disciplinari. L’istituzione degli Ordini ha permesso di separare l’attività degli avvocati dal potere giudiziario.

Ma a seguito della rivoluzione del 1979, gli Ordini degli avvocati sono stati i primi ad essere colpiti. Per circa 18 anni gli Ordini non sono realmente esistiti; un rappresentante del potere giudiziario controllava gli avvocati e non aveva altra preoccupazione che quella di preservare gli interessi del Tribunale rivoluzionario. Molti avvocati, che combattevano per la libertà, sono stati arrestati o assassinati, altri sono stati costretti ad andare in esilio. Chiunque si esprimeva contro il regime si è visto revocare la licenza. Nel momento della ricostituzione degli Ordini, una nuova legge è stata adottata per assicurare all’esecutivo un controllo su tali istituzioni. La legge, che è stata presentata come una condizione per la riapertura degli Ordini, dispone che tutti gli avvocati che si candidano per il consiglio d’amministrazione dell’Ordine devono preliminarmente essere autorizzati dal Tribunale rivoluzionario (che dipende direttamente dal Ministero dell’Intelligence, che designa quindi indirettamente gli avvocati che possono sedere presso il Consiglio d’amministrazione).

Questa mancanza di indipendenza ha condotto al fatto che avvocati come Nasrin Sotoudeh

siano comparsi ammanettati davanti all’istanza disciplinare dell’Ordine. Nel caso di Nasrin Sotoudeh gli avvocati del Consiglio dell’Ordine, nominato dal governo, non hanno protestato.

Anche quando Irin Ebadi è stata arrestata è dovuta comparire davanti al tribunale disciplinare dell’Ordine: per sostenere un avvocato arrestato, l’Ordine iraniano lo sottopone dunque ad una procedura supplementare.

Shirin Ebadi ha tenuto a ricordare che molti avvocati iraniani sono sottoposti a procedimenti in Iran e sono stati arrestati come nel caso di Mohammed Najafi. Il caso di questo avvocato rappresenta un archetipo: in molte città iraniane si sono tenute delle manifestazioni contro la disoccupazione e le cattive condizioni economiche; secondo quanto previsto dal procuratore circa mille persone sono state arrestate durante le manifestazioni. Mohammed Najafi è stato anche lui arrestato per aver difeso persone detenute a seguito degli avvenimenti.

Shirin Ebadi ha dovuto interrompere la sua attività professionale nel 2009. L’ONG che guidava è stata chiusa; tutti i suoi beni, tra cui la casa dei genitori, sono stati sequestrati e venduti. Lei non si trovava in Iran in quel momento; per esercitare pressione su di lei le autorità hanno arrestato suo marito e sua sorella e gli hanno fatto arrivare il seguente messaggio: “tacete pure se volete che vengano liberati”; “io ho continuato” ha precisato immediatamente l’avvocato. L’avvocato continua a tutt’oggi a ricevere minacce di morte.

Un altro avvocato iraniano, Abdolfattah Soltani, che ha vinto il premio dei diritti dell’uomo di Norimberga, ha passato 8 anni in prigione prima di essere rilasciato nel 2018 sotto la pressione dell’Europa. Dopo il 2009, gli avvocati che sono stati arrestati sono più di 60. Ma Shirin Ebadi ha spiegato che queste cifre non sono veritiere: ci sono in realtà più avvocati che si trovano in prigione – ma un numero cospicuo di loro chiedono, per proteggere le proprie famiglie, che i loro nomi non siano resi pubblici.

Shirin Ebadi ha di seguito sottolineato che le restrizioni e le sanzioni inflitte agli avvocati non si limitano ai casi che sono stati ricordati:  

  • Sotto il regime riformista di Khatami, una legge è stata adottata che permette al potere giudiziario di revocare direttamente la licenza di un avvocato. Inoltre, gli avvocati che ottengono la licenza si devono presentare davanti al potere giudiziario ogni due anni perché gli sia rinnovata l’autorizzazione per l’esercizio della professione. Questo sistema ha portato ad avere due categorie di avvocati: coloro che ottengono la licenza dall’Ordine e coloro che la ottengono temporaneamente dal potere giudiziario. Questi ultimi non hanno evidentemente la possibilità di difendere integralmente il diritto e la giustizia, perché sanno che dipende dall’autorità giudiziaria la possibilità, per loro, di continuare ad esercitare la professione. Pertanto, i clienti anche se non hanno un contenzioso con il regime, preferiscono rivolgersi agli avvocati approvati da quest’ultimo piuttosto che ad avvocati come Shirin Ebadi che sono in conflitto con le autorità.
  • Un’altra restrizione all’esercizio della professione di avvocato arriva dal Tribunale del clero. Tutte le questioni che implicano il coinvolgimento un membro del clero devono essere giudicate da un tribunale speciale del Clero. Gli avvocati che esercitano di fronte a questo tribunale devono rispondere a due condizioni: devono essere affiliati loro stessi al clero e devono essere approvati dal potere politico.
    Shirin Ebadi riporta l’esempio di un caso durante il quale ha difeso un gruppo di dervisci che erano in conflitto con il governo perché degli agenti dell’intelligence irachena avevano attaccato i membri del gruppo e avevano incendiato il loro luogo di culto. I componenti del gruppo si sono rivolti a Shirin Ebabi che ha sporto denuncia presso il procuratore. Poiché uno degli accusati era un religioso, la causa è stata portata davanti al Tribunale speciale del clero. Shirin Ebabi è stata quindi esclusa e i dervisci non hanno potuto, a causa della mancanza di avvocati, essere rappresentati e hanno perso il processo. “Più il tempo passa, più il cerchio si restringe intorno agli avvocati” si dispera Shirin Ebadi.
  • Un’altra restrizione viene dall’adozione, avvenuta due anni fa, di una legge relativa ai crimini commessi contro la sicurezza. In questo caso, i soli avvocati che possono intervenire sono quelli autorizzati dal Ministero dell’Intelligence. Il Ministero si difende da tutte le contestazioni, affermando che non è lui che sceglie gli avvocati ma è l’autorità giudiziaria che decide; nessuno però ha dubbi sul fatto che il potere giudiziario si trovi sotto il controllo del potere esecutivo.  Durante la fase investigativa, gli imputati passano mediamente più di un anno in isolamento e spesso sono vittime di tortura; le condizioni di detenzione sono tali che i detenuti finiscono per testimoniare contro se stessi e ciò avviene ancora più facilmente quando non sono assistiti da un avvocato.

In tutti i casi descritti l’Ordine degli avvocati iraniano ha taciuto. Neanche una volta il Consiglio d’amministrazione ha inviato uno dei suoi membri a visitare i colleghi arrestati.

Shirin Ebadi ha poi spiegato che i militanti dei diritti dell’uomo non sono immuni all’ampia repressione, perché dopo l’adozione di una serie di leggi l’intero popolo iraniano è ancora più indebolito di fronte all’operato del potere.

Attualmente, se una persona viene arrestata, non ha più la possibilità di essere difesa. Gli avvocati hanno il coraggio di impegnarsi sempre meno in questioni che riguardano contestazioni della politica di regime, temendo loro stessi di essere arrestati. Chiunque osi esprimersi contro il potere rischia di farsi arrestare e, in tali circostanze, nessuna istituzione difende la persona interessata. La libertà di espressione è sempre di più assente in Iran.

Shirin Ebadi ha dunque tenuto ad esprimere ancora una volta la sua riconoscenza. Il suo intervento è stato salutato da un’ovazione.

Domande / risposte

Quale è òra la situazione dei giornalisti e quale sono i rischi che incontrano in questo momento?

Shirin Ebadi : quando  dei sospetti pesano sulle persone, la prima misura nei loro confronti è di impedirgli di lasciare il paese. Le persone cercano allora di fuggire dal paese in modo illegale, vanno in Turchia, si presentano all’ufficio delle Nazioni Unite e fanno domanda d’asilo.

Prima della guerra in Siria le domande di richiesta d’asilo di cittadini iraniani erano spesso accettare perché le persone che fuggivano erano considerate come  avere dei motivi validi; con l’incremento delle domande d’asilo dalla Siria, queste persone hanno riscontrato delle difficoltà. Conosco dei giornalisti e degli avvocati che sono stati fermati in Turchia perché la loro domanda d’asilo non è stata accettata, e sono in lista d’attesa.

Quale è la situazione dei diritti delle donne sul piano civile e non solo su quello religioso ?

S.E. : dopo la rivoluzione del 1979 le donne iraniane hanno perso i diritti che avevano acquisito. 5 mesi dopo la rivoluzione non c’era ancora un parlamento costituito né un presidente; una delle prime leggi adottate ha autorizzato l’uomo a sposare quattro donne e oggi la poligamia prospera. A poco a poco, le leggi discriminatorie nei confronti delle donne hanno cominciato a proliferare. Mentre le donne perdevano tutti i diritti, i gruppi politici hanno trascurato questi aspetti, affermando di concentrarsi sulla lotta all’imperialismo americano, relegando la questione dei diritti delle donne ad un avvenire incerto.

Il diritto iraniano è pieno di esempi di disuguaglianza: dopo la legge la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo, inoltre, per lo stesso incidente, una donna riceverà la metà dell’indennità di un uomo. In tribunale, la testimonianza di due donne equivale a quella di un uomo. Una donna sposata non può viaggiare senza l’autorizzazione di suo marito.

Tutte le donne devono portare il velo per strada. Le iraniane erano libere e non avevano l’abitudine a questo stile di vita a cui si sono opposte sin dal periodo della rivoluzione. Io stessa ho avuto diversi clienti uomini che erano stati arrestati durante manifestazioni previste in favore delle donne.

Il movimento femminista peraltro è molto ingegnoso: molte ragazze sono scese in piazza legando il velo all’estremità di un bastone, in modo silenzioso; alcune ragazze sono state condannate per aver mostrato i capelli. Nasrin Sotoudeh ha accettato di difendere due di queste ragazze; durante il processo, ha contestato la condanna a 20 anni di reclusione nel difendere il diritto di queste donne alla libertà di vestire. Una delle sue clienti è stata condannata a 20 anni di prigione e l’avvocato a 12 anni.

 

Quale(i) soluzione(i) per l’avvenire dell’Iran?

S.E. : La vera soluzione è che l’Iran acceda alla democrazia. Poiché i dittatori non apprezzano gli avvocati indipendenti. Ma poiché noi parliamo tra avvocati, devo dire che, esprimendo la conoscenza di questo Ordine degli avvocati (di Parigi), per il suo sostegno, questo sostegno non è sufficiente. Se avessimo un Ordine degli Avvocati reale in Iran, gli avvocati non potrebbero essere arrestati. La richiesta che vi faccio è che l’Ordine di Parigi scriva una lettera all’Ordine di Teheran, e gli domandi, per ciò che riguarda gli avvocati arrestati e quelli minacciati di essere arrestati, di protestare contro il silenzio dell’Ordine degli avvocati iraniano. È necessario che questa lettera sia ugualmente rivolta al potere giudiziario, attraverso l’intermediario dell’ambasciatore francese in Iran, e che contenga una domanda per la liberazione di tutti i prigionieri politici iraniani. È necessario che il regime si trovi a riflettere. Nasrin Sotoudeh è stata condannata a 6 anni di prigione e grazie alla pressione della Commissione Europea è stata liberata dopo 3 anni.

Quale è l’attitudine che noi (avvocati francesi) dobbiamo avere nei confronti dell’Ordine degli avvocati iraniani ? dobbiamo rompere con i nostri colleghi?  

S.E. : Io non sono a favore dei boicottaggi. Penso che non si possano tagliare i ponti con tutte le persone che si comportano male; bisogna mantenere i contatti, ma in occasione di qualsiasi incontro, bisogna domandargli dei motivi del loro comportamento. Bisogna da una parte mantenere le relazioni e dall’altra metterli in imbarazzo costantemente.

Quale è la situazione dei bambini in Iran?

S.E. : ho il dispiacere di rispondervi che l’infanzia è  in sofferenza in Iran, sia sul piano legislativo che di mezzi messi a disposizione. Mancano le scuole. Secondo il Ministero dell’educazione nazionale ogni anno un milione di bambini non può accedere alla scuola per mancanza di fondi. I bambini di strada sono sempre più numerosi e mi riferisco alle cifre ufficiali: l’80 % di questi bambini subisce delle sevizie o degli abusi sessuali, perché dobbiamo fare tanti figli ? L’età legale per il matrimonio è stata abbassata a 13 anni per le ragazze e a 15 per i ragazzi. Se un padre fa domanda presso il tribunale per un matrimonio precoce, tale età può essere abbassata. Le leggi irachene sono terribilmente arretrate per ciò che concerne i bambini.

Che cosa si può dire in relazione alla tortura applicata agli avvocati iraniani ?

S.E. : Le celle di isolamento continuano ad esistere in Iran. Tutti gli accusati si trovano in isolamento; è un modo per indebolire moralmente le persone, per sottometterle alla “cooperazione” e costringerle a testimoniare contro se stesse. Molte patologie si sviluppano dopo l’isolamento.

Shirin Ebadi ha di seguito proposto di creare un gruppo d’amicizia tra gli avvocati francesi ed iraniani.

Ci sono numerosi legami tra la Francia e l’Iran sul piano giudiziario, ma richiamo gli avvocati francesi ad unirsi alla domanda degli avvocati iraniani in Francia. Bisogna sollecitare ed informare i colleghi francesi.

 

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