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La fine del controllo giudiziario nei confronti dell’avvocato Salah Dobouz. L’avvocato continua comunque con lo sciopero della fame

30 luglio 2019.

L’avvocato Salah Dabouz, arrestato il 7 aprile 2019 e rilasciato il giorno seguente, è stato vittima,  fino al 24 luglio 2019, di un intenso controllo giudiziario. L’avvocatoHa dovuto presentarsi per tre mesi, per tre volte a settimana, di fronte al giudice istruttorio di  Ghardaïa, a 600 km di distanza dal luogo in cui risiede e lavora.

La misura di controllo giudiziario, che non è più stata utilizzata dopo il 1962 in Algeria, indica secondo l’appello lanciato da Frontline Defenders, che si tratta di un atto intimidatorio nei confronti dell’avvocato ed un tentativo di impedirgli l’esercizio delle sue funzioni come difensore dei diritti umani.

Dopo l’8 luglio 2019, l’avvocato ha deciso di iniziare uno sciopero della fame illimitato per protestare, in parte contro l’accanimento giudiziario che gli ha impedito di lavorare almeno per tre mesi.

Il 24 luglio 2019, il controllo giudiziario è stato sospeso ma Salah Dabouz continua lo sciopero della fame. L’avvocato contesta il suo rinvio davanti al tribunale penale, senza che sia stata esperita la fase istruttoria. Secondo l’avvocato, il giudice istruttorio ha rifiutato, a più riprese, di ascoltarlo ed è stato soggetto a pressioni esterne.

Il motivo dello sciopero della fame non si limita alla critica al controllo giudiziario. L’avvocato denuncia anche le condizioni di detenzione in Algeria che hanno provocato lo scorso 28 maggio, secondo lui, la morte del suo cliente Kamel-Eddine Fekhar.

Molti incontri e manifestazioni si sono tenuti per denunciare l’ingiustizia contro l’avvocato. L’Unione Nazionale degli Ordini di Algeria (UNBA) ritiene che l’arresto di Salah Dabouz lo scorso aprile e quella del suo cliente costituiscano un attentato alla professione di avvocato e accusa il tribunale di Ghardaïa di strumentalizzazione della giustizia.

L’11 luglio 2019, migliaia di avvocati si sono mobilizzati nel paese, in risposta all’appello dell’UNBA, per denunciare i giudizi arbitrari contro i detenuti politici e per richiedere l’indipendenza dell’ ordine giudiziario. Gli avvocati hanno fatto anche appello per la cessazione del controllo giudiziario su Salah Dabouz.

L’OIAD accoglie con favore la revoca del controllo giudiziario e porta il suo sostegno all’avvocato Salah Dabouz e a tutti gli avvocati algerini che richiedono l’indipendenza della giustizia.

L’OIAD chiede la rinuncia dei procedimenti contro l’avvocato e Salah Dabouz e domanda alle autorità algerine di conformarsi al principio n°23 dei Principi fondamentali relativi al ruolo dell’Ordine degli avvocati adottato dalle Nazioni Unite nel 1990 e che prevede:

« Gli avvocati come tutte i cittadini, devono usufruire della libertà di espressione, di credenza, di associazione e riunione. In particolare, hanno diritto di partecipare a discussioni pubbliche riguardanti il diritto, l’amministrazione della giustizia e la promozione e la protezione dei diritti dell’uomo e di aderire a delle organizzazioni locali, nazionali od internazionali o di costituirne e di assisterne alle riunioni senza subire restrizioni professionali a seguito delle loro azioni lecite o all’adesione ad un’organizzazione legale”.

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