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 Presentazione del rapporto di Human rights Watch sulla situazione degli avvocati in Turchia

Il 22 maggio 2019 si è svolto presso la sede dell’Ordine di Parigi un dibattito-presentazione

del rapporto di Human rights Watch “Avvocati consegnati alla giustizia: persecuzione abusiva ed erosione del diritto ad un giusto processo in Turchia”. L’incontro, organizzato dall’Ordine di Parigi e Human rights Watch ha visto l’intervento di Emma Sinclair-Webb (Direttrice di Human Rights Watch in Turchia) e di Aisling Reidy (senior legal adviser di Human Rights Watch).

 

Nel discorso introduttivo, Basile Ader, Vice_Presidente dell’Ordine di Parigi e Presidente dell’OIAD, ha ricordato il ruolo dell’Osservatorio ed ha tenuto a ricordare che si tratta di un ruolo internazionale: L’Osservatorio si occupa infatti, tra gli altri,  sia di un caso in Francia, dove un avvocato è stato recentemente espulso manu militari da un’aula di tribunale, sia della situazione degli avvocati in Turchia, dove è presente attualmente una missione di osservatori internazionali. Rusen Aytac, avvocato dell’Ordine di Parigi, ha ricordato che il ruolo dell’Ordine degli avvocati deve essere quello di sottoporre i casi terzi sia di fronte alla Corte costituzionale turca che alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

L’avv. Ader ha ricordato che la giornata internazionale dell’avvocato in pericolo del 24 gennaio 2019 è stata consacrata alla situazione degli avvocati in Turchia. Ha inoltre aggiunto che durante un incontro organizzato recentemente con l’ambasciatore turco in Francia, quest’ultimo ha affermato che considera l’Ordine di Parigi e l’OIAD  “eccessivi” nel descrivere la situazione degli avvocati in Turchia. L’ambasciatore ha espresso il desiderio che venga organizzata una missione in Turchia, durante la quale gli avvocati francesi potranno rendersi conto che la situazione dei loro colleghi turchi non è così grave.

Emma Sinclair-Webb (Direttrice – HRW in Turchia)

Emma Sinclair-Webb ha introdotto il suo discorso ricordando che la repressione in Turchia, che è precedente al colpo di Stato del luglio del 2016, non riguarda solo gli avvocati:  la Turchia ha il primato mondiale in termini di arresti di giornalisti.

Sono diversi anni che in Turchia si assiste all’erosione dell’indipendenza della giustizia. I tribunali turchi non sono mai stati particolarmente indipendenti. Quando si tratta di giudicare delle persone dichiaratamente di sinistra o dei Curdi, i tribunali costituiscono lo strumento del potere esecutivo. Dopo il colpo di Stato del 2016 molti giudici sono stati rimossi o arrestati. Per quanto riguarda gli avvocati, circa 1500 sono stati oggetto di persecuzione. Tra loro diversi sono stati posti in custodia cautelare anche per periodi molto lunghi. – spesso senza sapere precisamente quali fossero le accuse contro di loro.

 

In Turchia vengono troppo spesso utilizzate accuse di terrorismo. Il “terrorismo” è diventato un concetto incredibilmente elastico nel paese. Le cifre a questo riguardo sono estremamente chiare: su 260.000 persone arrestate, circa 45.000 lo sono a causa di accuse di terrorismo; rappresentano quindi circa il 17% della popolazione carceraria – aspetto ampiamente sproporzionato.

Le associazioni sono particolarmente a rischio: entrare a far parte di un’associazione, organizzare conferenze stampa e, per gli avvocati, rappresentare persone accusate di terrorismo, sono attività sempre più percepite come se esse stesse fossero atti di terrorismo. Il movimento gulenista (del predicatore Fettulah Gülen) è particolarmente perseguitato. Il governo ha creato il termine «FETÖ» che significa “organizzazione terroristica di Fettulah Gülen”.

Lo stato di emergenza ha avuto un forte impatto sulla condizione degli avvocati.

Le misure adottate nell’ambito dello stato di emergenza hanno eroso il diritto ad un processo equo.  Il codice di procedura penale vieta agli avvocati di rappresentare i propri clienti in alcuni contesti. Si assiste quindi ad un aumento dei processi che si svolgono senza avvocati. I tribunali svolgono di fatto una funzione notarile, di registrazione: non fanno altro che confermare quanto contenuto nelle accuse, che sono formulate dalla polizia e non dal procuratore.

 

Dopo che è stato revocato lo Stato di emergenza, i poteri concessi durante questo periodo sono diventati di diritto comune.

Si è assistito, per esempio, ad un forte incremento dei processi di massa nelle diverse città. In particolare, il “processo degli avvocati di FETÖ ». L’ utilizzo di questi termini consente al governo di dare l’impressione di affrontare dei gruppi di avvocati criminali organizzati. Nel marzo del 2019, 21 avvocati sono stati accusati e condannati a lunghe pene detentive per appartenenza ad un’organizzazione terroristica. Alcuni di loro hanno passato 18 mesi in custodia cautelare, dove è stato rilevato che hanno subito trattamenti degradanti.  Due di loro, sono stati costretti a confessare sotto pressione ed a fornire “prove” contro i coimputati. Non esiste inoltre un sistema di negoziazione delle condanne in Turchia – il solo modo per ridurre la pena è quello di accusare i coimputati.

 Le accuse sono spesso pure illazioni: per esempio, un avvocato d’ Antalya – Münip Ermiş – è stato inizialmente accusato per appartenenza al gruppo FETÖ, dopo, qualche settimana dopo essere stato assolto, è stato di nuovo accusato per appartenenza ad un altro gruppo la cui visione politica era completamente opposta a quella di FETÖ (si tratta del fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo – DHKP-C).

Queste accuse hanno anche gravi conseguenze per gli avvocati:

Un esempio si riferisce ad un avvocato di Kayseri, che ha difeso numerosi gulenisti ed è stato anche lui perseguito. Durante tutta la durata delle indagini a suo carico, in carcere gli è stata negata la possibilità di incontrare i propri clienti, i tribunali hanno inoltre tentato più volte di espellerlo.

Gli avvocati sono inoltre spesso oggetto di rappresaglia per aver difeso i clienti. Durante i disordini di Gezi (2013), un uomo è stato ucciso dalla polizia ad Ankara. L’avvocato che rappresentava la famiglia aveva delle forti prove contro gli agenti; è stato successivamente processato con l’accusa di terrorismo. I giudici hanno dichiarato che si tratta di un militante della sinistra sostenuto da una certa organizzazione. Attualmente il processo nei confronti dell’avvocato è ancora in corso – mentre il poliziotto che ha ucciso il manifestante ha pagato solo un’ammenda. Emma Sinclair-Webb ritiene che l’avvocato sarà prosciolto; ma , nell’attesa, la sua attività professionale è bloccata. In questo caso, l’avvocato, piuttosto anziano, ha dichiarato che non è necessariamente un problema per lui dal momento che non ha “nulla da perdere”, ma la situazione poteva rilevarsi molto più problematica per dei giovani avvocati.

Aisling Reidy (Senior legal adviser – HRW)

In fase di incriminazione, c’è una reale tendenza ad accusare gli avvocati di propaganda per, o di appartenenza ad un’organizzazione terroristica – e ciò accade semplicemente per aver volontariamente intrapreso la difesa di persone accusate per gli stessi crimini.

La mancanza di prove a sostegno delle accuse è stata evidenziata in un certo numero di casi giudicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo : il caso Selahattin Demirtaş, dal nome del co-presidente del Partito democratico del popolo (HDP) – nel quale la Corte ha convenuto che la detenzione era contraria alla Convenzione poiché i soli motivi per cui era stato accusato erano dei discorsi che aveva fatto di fronte al parlamento; il caso Alparslan Altan, dal nome di un giudice costituzionale rimosso dalle sue funzioni ed arrestato (ancora una volta per la sua presunta appartenenza a FETÖ) nelle 48 ore successive al tentativo di colpo di stato nel luglio del 2016 ; ed il caso Osman Kavala, dal nome di un militante dei diritti dell’uomo in stato di detenzione dal 2017.

Domande e risposte

  • La dentenzione

La detenzione costituisce un aspetto essenziale: molte persone condannate passano periodi molto lunghi in detenzione cautelare. Come nel caso di Eren Keskin, Vice-presidente dell’Associazione turca per i diritti umani (IHD), che ha passato un anno e tre mesi in custodia cautelare.

 

In Turchia si stanno costruendo attualmente 48 prigioni. Le prigioni turche hanno la capacità di accogliere un milione e mezzo di persone, secondo il Ministero della Giustizia.

Alcuni colleghi che l’Ordine turco segue, i componenti dell’Associazione degli avvocati progressisti (CHD), che sono stati condannati a delle pene molto pesanti (18 mesi di prigione per una collega) hanno fatto lo sciopero della fame per 30 giorni. Lo sciopero è stato fatto per protestare contro il divieto nei loro confronti di seguire il proprio processo.

– Il ruolo degli Ordini. Se molti Ordini degli Avvocati in Europa sono operativi, è perché il Turchia gli Ordini locali non si occupano della situazione dei propri iscritti. La situazione è ancora peggiore a livello nazionale: il ruolo dell’Unione degli Ordini turchi è completamente pregiudicato. In effetti, L’Unione degli avvocati spesso aggiunge delle accuse contro gli avvocati perseguiti dalla giustizia. l’Ordine di Istanbul attiva delle procedure disciplinari nei confronti degli avvocati perseguiti.

Un avvocato iscritto presso l’Ordine di Istanbul ha potuto anche testimoniare che il Presidente dell’Ordine di Istanbul qualifica gli avvocati turchi perseguiti dalla giustizia come “terroristi”. All’interno degli Ordini turchi esiste una percezione stessa degli Ordini come parte dell’apparato statale. Ma si può osservare, contemporaneamente, una dinamica che viene dalla base, l’organizzazione di manifestazioni o conferenze dedicate ai diritti delle donne, ai diritti della difesa ecc. Nel 2019, l’Ordine di Istanbul ha celebrato per la prima volta la giornata internazionale degli avvocati in pericolo.

– Potere decisionale – reale – all’interno della giustizia. Nel caso Osman Kavala, è chiaro che ci sono state delle pressioni provenienti dall’alto: il presidente Erdoğan stesso ha evocato il caso del militante.

– Il sistema d’appello. In Turchia le Corti d’appello sono abbastanza recenti: sono state istutuite circa due anni fa. In precedenza, le decisioni sono state adottate da un’altra Camera della stessa giurisdizione.

-Pensate che il diritto di visita accordato a due avvocati di Abdullah Öcalan rappresenti un segnale di distensione?

Bisogna innanzitutto ricordare che secondo il diritto in vigore in Turchia, l’isolamento subito da Öcalan, oltre tale periodo, non può essere previsto. In relazione al diritto di visita concesso di recente ai suoi avvocati, bisogna pensare che questi avvocati sono stati scelti dallo Stato, è difficile dunque vedere in esso uno spirito reale di distensione

– Cosa succede agli avvocati dopo il processo ? Sono vittime di una sorta di morte sociale? Dopo il processo non si può parlare realmente di « morte sociale”. D’altra parte alcuni avvocati incontrano difficoltà nell’accedere alla professione attraverso l’accesso all’albo. I professori universitari, per esempio, che sono stati radiati dall’insegnamento si sono visti rifiutare la licenza per esercitare come avvocati.  Inoltre l’accesso alla professione è condizionato da un esame scritto e orare in cui spesso vengono poste domande politiche.

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