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Sciopero generale degli avvocati in Cameron dal 16 al 20 settembre 2019

L’OIAD esprime la piena solidarietà all’Ordine del Cameron che ha organizzato uno sciopero dal 16 al 20 settembre su tutto il territorio.

Il 31 agosto, a Yaoundé, Charles Tchakoute Patie, Presidente dell’Ordine degli avvocati del Cameron, insieme ai membri del Consiglio dell’Ordine hanno adottato una  risoluzione che dichiarava uno sciopero di 5 giorni. L’Ordine degli avvocati ha schierato nei tribunali dei gruppi di persone per garantire che lo sciopero fosse rispettato. L’attività degli avvocati è stata quindi sospesa e le Corti e i tribunali disertati.

Gli avvocati camerunesi denunciano, tra le altre cose, la difficoltà di dialogare con i loro clienti nei centri di detenzione. A titolo di esempio, le autorità hanno rifiutato l’accesso degli avvocati in prigione ed in tribunale durante le audizioni dei detenuti che si trovano in stato di isolamento. Un certo numero di persone detenute in segreto e torturate non sono state quindi rappresentate quando accusate nell’agosto del 2019.

Alcuni avvocati testimoniano in un rapporto di Human Rights Watch, « Camerun : Detenuti torturati » (Human Rights Watch, « Camerun : détenuti torturati », articolo del 20 agosto 2019)

«Mi sono intrattenuto con i miei clienti il 6 agosto fuori dal tribunale. Ho visto delle cose orribili. Avevano delle cicatrici su tutto il corpo a causa delle torture subite presso il SED, e delle ferite alla testa. Mi hanno confessato di essere stati gravemente colpiti presso il SED almeno in due occasioni, nelle loro celle, da alcuni agenti con delle mazze. Mi hanno anche riferito di essere stati interrogati sotto la minaccia di un’arma».

Avvocato che rappresenta 8 oppositori politici.

« Quello che ho visto è insopportabile: La buona notizia è che non sono morti, ma alcuni sono terribilmente mal ridotti fisicamente e psicologicamente. Ad uno di loro, che aveva una ferita alla testa, gli sono stati messi sette punti di sutura senza anestesia. Un altro aveva ugualmente diverse ferite alla testa e gli sono stati messi 12 punti di sutura, di nuovo senza anestesia. Ho visto dei detenuti feriti. Ne abbiamo incontrati 80, dopo aver richiesto di vederli per 12 giorni consecutivi. I nostri clienti ci hanno detto di essere stati forzati sotto minaccia di un’arma a mettere una maglietta e dei vestiti forniti dalle guardie del SED solo per incontrarci perché quando sono stati portati in prigione e durante il loro soggiorno, sono rimasti nudi o semi nudi.

Avvocato rappresentante dei detenuti anglofoni

Gli avvocati camerunesi denunciano inoltre il mancato rispetto dei principi fondamentali di diritto ad un processo equo. In effetti, lo svolgimento del processo in una lingua che l’accusato non capisce, l’ottenimento di confessioni di accusati attraverso lo strumento di tortura o ancora il passaggio illegale della custodia cautelare in misura di detenzione amministrativa sono tutte pratiche contrarie agli standard internazionali relativi al diritto all’equo processo.

Il diritto ad un processo equo è garantito dall’art. 14 del Patto internazionale dei diritti civili e politici ratificato dal Cameron il 27 giugno del 1984. Tale diritto è garantito anche dall’art. 7 della Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, ratificata dal Cameron il 20 giugno 1989. L’articolo prevede “il diritto alla difesa, compreso il diritto di farsi assistere da un difensore di propria scelta” (articolo 7.1.c).

I firmatari della risoluzione del 31 agosto 2019 denunciano inoltre violazioni gravi e ricorrenti nell’ambito dell’esercizio della professione d’avvocato come delle violenze fisiche da parte delle forze dell’ordine e degli arresti arbitrari.

L’esempio dell’avvocato Michèle Ndoki è impressionante. Condannata a sei mesi di prigione per aver partecipato a una manifestazione non autorizzata, l’avvocato e militante Michèle Ndoki del movimento per Rinascita del Cameron (MRC), un movimento di opposizione, rischia oggi di essere condannata alla pena capitale.

Durante le manifestazioni, l’avvocato è stata ferita tre volte alla gamba e ha preso in considerazione la possibilità di lasciare il paese per motivi di sicurezza. Il 26 febbraio 2019, presso il confine nigeriano, è stata arrestata alla frontiera. L’agente che ha proceduto all’arresto non aveva un mandato d’arresto da mostrare ma aveva una “lista di militanti politici a cui era interdetto di lasciare il territorio” sulla quale figurava il nome dell’avvocato.

Lo stesso giorno, è stata trasferita a Yaoundé, poi portata nella prigione principale di Kondengui. Accusata di “ribellione collettiva”, di “ostilità contro la patria”, di “immigrazione clandestina” e di “incitazione all’insurrezione”, rischia ad oggi la pena di morte. Il processo si è aperto il 6 settembre scorso davanti ad un tribunale militare, come quello dell’oppositore Maurice Kamto, ed infine rinviato all’8 ottobre 2019.

La Corte d’appello di Yaoundé ha rigettato il 28 agosto scorso la richiesta degli avvocati dell’oppositore Maurice Kamto, accusato “di ostilità nei confronti della patria”. Gli avvocati richiedevano che la Corte militare fosse dichiarata incompetente perché si tratta di un caso civile. La richiesta è stata respinta perché i giudici militari erano già stati coinvolti. Secondo Emmanuel Simh, uno degli avvocati di Maurice Kamto: « Il giudice doveva valutare a fondo il caso e non imporre semplicemente l’irricevibilità, pretendendo che il tribunale non sia competente per giudicare le cause civili. Ci è stato detto che il tribunale non era competente e che la richiesta era irricevibile. Si tratta di un vero non senso giuridico e di uno scandalo in materia di diritto”.

Questo atteggiamento che consente di far comparire dei civili di fronte ad un tribunale militare senza alcun motivo ragionevole si aggiunge a numerose violazioni in materia di diritto ad un processo equo che si trovano ad affrontare gli avvocati camerunesi.

L’esempio dell’avvocato Amungwa viene ugualmente indicato come esempio di gravi violazioni nei confronti degli avvocati. Rappresentante del leader della Repubblica autoproclamata dell’Amazzonia (Ayuk Tabe) è stato violentemente aggredito la notte del 27 luglio 2019 da alcuni ufficiali della gendarmeria.

Secondo l’Ordine degli avvocati del Cameron, questa situazione ha influenzato l’udienza, prevista due giorni  dopo, d’ Ayuk Tabe Julius e altri 9 coimputati presso il tribunale militare di Yaoundé. La difesa aveva sollecitato un rinvio in segno di solidarietà con il loro collega che si trovava in ospedale.

L’avvocato ha potuto godere del sostegno dell’Ordine degli Avvocati del Cameron e del Presdente Tchakoute Patie Charles, che ha dichiarato “non soltanto l’aggressione di un avvocato è inammissibile, ma la ripetizione dell’attacco non può lasciare l’Ordine indifferente”.

L’OIAD ribadisce il sostegno all’Ordine del Cameron ed intende seguire con attenzione gli sviluppi che seguiranno da parte delle autorità a seguito dello sciopero.

L’OIAD esprime la sua viva inquietudine nei confronti dei procedimenti adottati contro l’avvocato Michèle Ndoki e testimonia il pieno sostegno alla collega.

L’OIAD esorta le autorità del Camerun a conformarsi ai Principi fondamentali relativi al ruolo dell’Ordine degli avvocati delle Nazioni Unite  del 1990 e in particolare:

  • “Le autorità assicurano che gli avvocati (a) siano in grado di svolgere tutti i loro doveri professionali senza ostacolo, intimidazione, molestia o indebita interferenza; (…) » (Principe n°16);
  • « Gli avvocati non devono essere equiparati ai loro clienti o alla causa dei loro clienti nell’esercizio delle loro funzioni » (Principio n°18).
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