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Turchia: Presentazione di un rapporto alternativo relativo alla situazione degli avvocati in Turchia nell’ambito dell’Esame periodico universale  

L’OIAD, insieme alla Law Society of England and Wales e ad una decina di altre organizzazioni, hanno presentato un rapporto alternativo relativo alla situazione degli avvocati e dei giudici in Turchia, nell’ambito del terzo ciclo dell’Esame Periodico Universale del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite.  

Qui allegato il rapporto integrale.

Qui trovate il riassunto delle comunicazioni delle parti interessate relative alla Turchia.   

 

La situazione degli avvocati in Turchia  

Dopo il tentativo di colpo di Stato del 2016, la situazione degli avvocati e dei giudici in Turchia è peggiorata. Circa 599 avvocati sono stati arrestati e detenuti; 1546 avvocati sono stati perseguiti e 311 sono stati condannati per un totale di 1967 anni di prigione.

Alcuni decreti-legge, adottati nell’ambito dello stato d’emergenza, costituiscono un grave attentato all’indipendenza della giustizia e portano a delle violazioni del diritto all’equo processo. Hanno inoltre consentito la chiusura di 34 associazioni di avvocati e di svariate ingerenze nel funzionamento degli Ordini degli avvocati.

Il diritto penale e la legislazione antiterrorista sono stati utilizzati per criminalizzare le attività professionali legittime degli avvocati. Le accuse adottate contro gli avvocati sono spesso motivate da motivi politici e si basano su delle infrazioni la cui definizione è vaga e spesso mancano le prove.

Gli avvocati sono assimilati ai loro clienti e alle cause dei loro clienti, in violazione dei Principi di base delle Nazioni Unite relativi al ruolo degli Ordini del 1990.

Gli avvocati incontrano notevoli ostacoli nell’ambito dell’esercizio professionale come: difficoltà di accesso ai dossier, compresi i rinvii a giudizio;

  • le restrizioni all’accesso ai clienti;
  • la violazione del segreto professionale tra gli avvocati e i loro clienti.

Le restrizioni che toccano gli avvocati nell’esercizio della loro attività professionale costituiscono delle violazioni al diritto ad un processo equo e riducono gravemente l’accesso alla giustizia per tutti i cittadini turchi.

Trovate qui la scheda informativa.

 

Che cos’è  l’EPU ?

L’Esame periodico Universale (EPU) è stato previsto dalla risoluzione 60/251 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, risoluzione adottata il 15 marzo 2006, all’origine della creazione del Consiglio dei diritti dell’uomo.

L’EPU consiste nel passare in rassegna i risultati di tutti gli Stati membri dell’ONU nell’ambito dei diritti dell’uomo. Si tratta di un processo attuato dallo Stato, sotto gli auspici del Comitato dei diritti dell’uomo, che funziona per cicli di quattro anni e mezzo. Ogni Stato ha l’opportunità di presentare le misure che ha adottato per migliorare la situazione dei diritti dell’uomo sul suo territorio e adempiere ai propri impegni in questo settore.

Il processo dell’EPU prevede la partecipazione di tutti gli stakeholder rilevanti, comprese le organizzazioni non governative (ONG), le istituzioni nazionali dei diritti dell’uomo (INDH) e gli organismi regionali. Gli attori della società civile, le istituzioni nazionali dei diritti dell’uomo e gli organismi regionali possono presentare delle informazioni scritte per il rapporto, contenenti delle informazioni preparate da altre parti coinvolte, che vengono prese in considerazione durante l’esame del documento.

 

Raccomandazione del secondo ciclo

L’ultimo esame della situazione in Turchia è stato fatto il 27 gennaio 2015. A seguito di due cicli precedenti dell’EPU, nel 2010 e nel 2015, la Turchia si è impegnata a rinforzare l’indipendenza del potere giudiziario e ha accettato tutte le raccomandazioni formulare a questo riguardo.

Le raccomandazioni qui di seguito indicate a seguito del secondo ciclo dell’EPU sono particolarmente pertinenti e sono state tutte adottate dalla Turchia:

  • Garantire l’indipendenza e l’imparzialità del potere giudiziario, principalmente con l’astensione di tutte le ingerenze da parte dell’esecutivo (A/HRC/29/15 149.22, 149.23, 149.24 149.25, 149.26, 149.28 et 149.29 )
  • Consultare la società civile, le istituzioni democratiche e dei diritti dell’uomo, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e la Commissione di Venezia sulla riforma giudiziaria (A/HRC/29/15, 148.107 -)

La non applicazione di queste raccomandazioni e di altre ancora ha avuto un impatto negativo sui diritti dell’uomo nel paese.

È per questo motivo che nell’ambito del 3° ciclo dell’EPU, la coalizione internazionale delle organizzazioni giuridiche ha fatto alla Turchia le seguenti raccomandazioni:

  1. Introdurre delle misure che garantiscano l’indipendenza del potere giudiziario e del pubblico ministero, conformemente ai Principi fondamentali delle Nazioni Unite relativi all’indipendenza della magistratura e ai Principi guida applicabili al ruolo del pubblico ministero;
  2. Modificare le disposizioni legislative, costituzionali e d’altra natura che permettano al governo turco di nominare un gran numero di membri della HSK e della Corte costituzionale per garantire la separazione dei poteri;
  3. Introdurre delle misure che garantiscano che tutte le richieste contro le decisioni di revoca relative ai membri della professione d’avvocato siano esaminate, in un lasso di tempo ragionevole, da un tribunale competente, indipendente ed imparziale, istituito dalla legge, conformemente all’art. 14.1 del PIDCP et all’art. 6.1 della CEDU in un processo equo e pubblico;
  4. Introdurre delle misure che garantiscano che gli avvocati possano esercitare effettivamente la propria funzione professionale conformemente alle garanzie previste dall’art. 14 del PIDCP, dagli art. 5 e 6 della CEDU e dai principi di base delle Nazioni Unite relativi al ruolo degli Ordini, soprattutto attraverso:
  • L’abrogazione della legislazione e di altre disposizioni che ostacolano il segreto professionale, l’accesso veloce e dettagliato ad un avvocato di propria scelta, la notifica rapida e dettagliata della natura e della causa delle accuse, l’accesso agli atti, l’interrogatorio dei testimoni, il tempo ed i mezzi necessari alla preparazione della difesa e la proroga dei periodi di detenzione senza la possibilità di consultare un avvocato.
  1. Modificare la legislazione antiterrorista (compresa la legge adottata il 25 luglio 2018) e le disposizioni del Codice penale, compresi gli art. 314 et 220, come raccomandato dal Consiglio d’Europa, dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dall’Unione Europea, per allinearli alle norme internazionali e definire i reati in modo sufficientemente preciso per evitare l’applicazione arbitraria di tali leggi;
  2. Adottare delle misure che garantiscano che gli avvocati non siano identificati ai loro clienti o alle loro cause e che possano esercitare l’attività senza intimidazioni, interferenze indebite, minacce o interferenze, conformemente ai principi base delle Nazioni Unite relativi al ruolo degli Ordini;
  3. Interrompere immediatamente l’arresto, la detenzione e i procedimenti arbitrari e sistematici nei confronti degli avvocati, dei giudici e dei pubblici ministeri; Far cadere le accuse contro gli imputati arbitrari e liberare quelli che sono detenuti, a meno che delle prove credibili non siano presentate nell’ambito delle procedure conformi alle norme internazionali sul processo equo;
  4. Adottare delle misure che garantiscano l’apertura veloce e indipendente delle indagini e dei procedimenti in tutti i casi di tortura e di trattamenti disumani inflitti agli avvocati, giudici e ai pubblici ministeri da parte di agenti delle forze pubbliche, conformemente alle norme internazionali applicabili;
  5. Adottare le decisioni rese dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo relative ai membri della professione giuridica, compresi i giudici, così come i giudizi resi nei casi in cui è stato violato il diritto ad un processo equo, come nel caso in cui l’accesso ai clienti e il segreto professionale siano stati violati;
  6. Conformarsi immediatamente alle raccomandazioni del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria e di altri organi delle Nazioni Unite relative allo scarceramento delle persone;
  7. Metter fine immediatamente alle ingerenze nelle attività degli Ordini e all’arresto e al ai procedimenti giudiziari arbitrari nei confronti dei loro membri e rappresentanti;
  8. Garantire che gli avvocati abbiano il diritto di creare delle associazioni professionali indipendenti e vi possano aderire, conformemente al principio 24 dei Principi fondamentali relativi al ruolo dell’Ordine delle Nazioni Unite.
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