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Xi Jinping a Parigi: Emmanuel Macron deve menzionare la questione dei diritti umani.

 

21/03/2019

A seguito dell’invito del Presidente Emmanuel Macron, la Francia si appresta a ricevere, dal 24 al 26 marzo 2019, Il Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping. Dopo la sua elezione del 2012 quest’ultimo non ha fatto altro che riaffermare la sua egemonia sullo Stato e limitare ulteriormente le libertà dei suoi cittadini.

La visita ufficiale avviene in occasione del 55° anniversario dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Francia e la Cina e del riconoscimento da parte della Francia della Repubblica popolare cinese. L’Eliseo ha sottolineato l’importanza di consolidare il partenariato strategico e globale tra i due paesi. Tale partenariato deve essere accompagnato dal miglioramento della situazione dei diritti umani in Cina. E’ necessario che in occasione dell’incontro dei due capi di Stato la questione dei diritti umani possa essere affrontata in tutta franchezza.

Nel 2018 la Cina ha continuato a violare numerosi diritti umani.

Dopo più di un anno, le autorità cinesi continuano a condurre un’intensa campagna di internamento di massa, di sorveglianza invasiva, di indottrinamento politico e di assimilazione culturale forzata nei confronti degli uiguri, dei kazachi e di altri gruppi etnici, molto spesso di religione mussulmana, che vivono nella regione del Xinjiang. Circa un milione di persone sono rinchiuse nei campi d’internamento.

Inoltre, se la maggioranza degli avvocati coinvolti dall’ondata di repressione così detta “709” lanciata nel 2015 hanno terminato di scontare la loro pena e si trovano sotto sorveglianza, molti denunciano di aver subito tortura fisica e psicologica durante la detenzione. Numerosi avvocati sono stati costretti a fare una confessione pubblica in televisione e ne soffrono oggi le conseguenze. Lo stato di salute dei difensori dei diritti umani, che si trovano ancora in prigione è estremamente inquietante, come il caso di Liu Xiaobo, che  secondo il giornalista Huang Qi, soffre di una malattia renale incurabile.

Il prossimo 4 giugno si celebrerà il 30° anniversario del massacro della Piazza Tiananmen. Ma già dopo diversi mesi la macchina della censura cinese serra le fila per impedire qualsiasi riferimento e commemorazione sul web e si teme che alcuni attivisti vengano arrestati per quella data.

In occasione della visita ufficiale in Francia, facciamo appello alle autorità francesi perché utilizzino tutto il loro peso affinché la Cina:

 

 

  • Proceda alla liberazione immediata ed incondizionata dei difensori dei diritti umani già condannati o in attesa di giudizio, con particolare urgenza per i detenuti che hanno bisogno di urgenti cure mediche;
  • Assicuri ai detenuti le condizioni di detenzione conformi all’”insieme dei principi per la protezione di tutte le persone sottoposte ad una qualsiasi forma di detenzione o prigionia” adottati dall’Assemblea generale dell’ONU con la Risoluzione 43/173 del 9 dicembre 1988;
  • Rispetti completamente la Convenzione contro la tortura e i trattamenti crudeli, inumani e degradanti, ratificata dalla Cina nel 1988;
  • Introduca immediatamente una moratoria sulle esecuzioni, e commuti tutte le condanne alla pena di morte in vista dell’abolizione completa della pena capitale dalla legislazione nazionale;
  • Cessi di perseguire i cittadini di minoranza etnica come i Tibetani, gli Uiguri e i Mongoli per il semplice fatto di esercitare i propri diritti e riattivi con urgenza il dialogo con i rappresentanti del Dalaï Lama, in vista di una soluzione durevole per la crisi tibetana.
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